Quando sento che mi prende la depressione, torno a Firenze

Firenze e il cupolone di Brunelleschi vista dall'alto

“Quando sento che mi prende la depressione, torno a Firenze a guardare la cupola del Brunelleschi: se il genio dell’uomo è arrivato a tanto, allora anche io posso e devo provare a creare, agire, vivere.” – Franco Zeffirelli

E se passeggiando tra le vie di questa città ti renderai conto di provare confusione, vertigini, capogiri… Non opporre resistenza e lasciati pervadere dalla meraviglia. È solamente Firenze che ti da il suo benvenuto.

In fondo Stendhal non aveva affatto torto.

Taglio del Duomo di Firenze con il Campanile di Giotto

Ogni situazione che sta per giungere al termine mi lascia sempre un velo di malinconia nel cuore, così per iniziare il nuovo anno con la giusta motivazione ho scelto di ritornare in una delle città che più mi ha rapito il cuore ma soprattutto l’animo.

Trascorrere le giornate per le vie di Firenze è come tornare bambini e vivere momenti di stupore che lasciano a bocca aperta: che sia il centro storico o un vialetto laterale, ad ogni sguardo trasmette una sensazione indimenticabile.

Si, perché non si tratta solamente di Piazza Duomo o Ponte vecchio: questa città affascina per la grande presenza di testimonianze storico/artistiche anche al di fuori del nucleo principale.

Cupola del Brunelleschi vista dal giardino di Boboli, Palazzo Pitti

Naso all’insù, tra arte e cultura

Tanta la gente riversa per le strade tra abitanti del posto e turisti, che passeggiano o corrono dietro qualche mezzo in fuga.

Firenze è un luogo dinamico, in grado di fondere in modo decisamente incantevole le proprie origini e l’antica architettura con la vita quotidiana di una città moderna.

Ed è sempre difficile girovagare tra un monumento e la facciata di una palazzo antico in questa città definita artistica per eccellenza, senza perdere la testa.

E ritrovarsi ad immaginare che lì, proprio sulle strade che stai percorrendo, hanno vissuto personalità che hanno fatto la storia: come Dante o Petrarca che hanno insidiato e basi della nostra cultura e della nostra lingua e maestri d’arte come Botticelli, Michelangelo e Donatello, capaci di renderla una della capitali artistiche nel mondo.

Scrivendo questo racconto e guardando queste foto scattate al volo, sono riuscita a rivivere la stessa trepidazione che mi ha preso in quelle giornate.

Così, davanti all’ultimo aperitivo in questa città d’arte prima di fare ritorno a casa, ho deciso che le riguarderò.

Lo rifarò tutte quelle volte che qualche disavventura porta con sé un po’ di cattivo umore. Perché come dice la citazione che ho scelto in apertura “… se il genio dell’uomo è arrivato a tanto, allora anche io posso e devo provare a creare, agire, vivere.”

Non mancherò sicuramente!

Per me Firenze, rimane sempre un “a r r i v e d e r c i”…

Condividi questo post:

Condividi su pinterest
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *